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Il saggio di Daniele Giglioli è un tentativo di leggere la dialettica tra Storia e Memoria alla luce della riduzione contemporanea della Soggettività, che all’inizio dell’età moder-na aveva in tutti i campi, dalla scienza alla politica all’arte, soppiantato la Sostanza in qualità di Fondamento, a Identità vittimizzata, traumatizzata, caratterizzata non dal suo incidere sul mondo ma dal fatto di esserne stata ferita. Posizione che, se da un lato in-debolisce il Soggetto, dall’altro lo dota di una sorta di statuto speciale, di una giurispru-denza tutta sua, di un diritto all’esenzione dal giudizio e dalla responsabilità, nonché dal cambiamento, che è un indubbio vantaggio in termini di legittimazione. Chi ha ricevuto offesa è sempre dalla parte della ragione. Gode di un’origine databile e certificabile, non nebulosa, “inventata”, per definizione inafferrabile come sono tutte le origini. Suo solo onere è restare eternamente ciò che è, anche nel caso sia lui a recare offesa, cosa resa logicamente e ontologicamente impossibile dal fatto che la reazione anche violenta della vittima traumatizzata è legittima e insindacabile a priori. Questo schema di pensiero, che accomuna oggi individualità, gruppi etnici, compagini statali dalle entità più disparate fino ai grandi imperi, è sottoposto a critica nel saggio che, dopo averne ricostruito la genealogia, ne suggerisce l’estrema pericolosità.