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Abstract (Italiano) Qualunque siano i fattori che guidano la scelta delle parole nello scrivere—siano essi estetici, retorici, economici, socio-culturali o di altra natura—tali scelte danno inevitabilmente luogo a conseguenze cognitive, emotive e comportamentali difficilmente prevedibili. A partire dalla Teoria del Learnable, sviluppata da Luca Magni, Giorgio Marchetti e Ahlam Alharbi, viene introdotto il concetto di cono d’ombra, che designa le forme di cecità cognitiva, percettiva ed emotiva generate dall’uso del linguaggio: se da un lato le parole orientano e rendono possibile la focalizzazione su determinati aspetti della realtà, dall’altro inibiscono selettivamente l’accesso ad altri. Il lavoro evidenzia come tale effetto sia tanto più marcato quanto più le costruzioni linguistiche guidano e vincolano l’attività attentiva, come avviene nel caso di metafore, slogan e forme lessicalizzate. Attraverso esempi (tra cui il “Bosco verticale” e la metafora del Covid-19 come peste) e il riferimento alle riflessioni di Aldous Huxley sul linguaggio come strumento di occultamento e distorsione della realtà, il saggio mostra il potenziale manipolativo delle parole. Viene inoltre analizzato il ruolo delle classi grammaticali, in particolare dei sostantivi, nel costruire identità, stabilità e stereotipi, alla luce del concetto di affordances e di evidenze sperimentali. In conclusione, si sostiene che ogni scelta linguistica non solo orienta il pensiero verso certi contenuti, ma ne inibisce altri, contribuendo alla formazione di vere e proprie “prigioni semantiche”, con rilevanti implicazioni epistemiche e morali. Abstract (English) Whatever factors guide word choice in writing—whether aesthetic, rhetorical, economic, socio-cultural, or otherwise—these choices unavoidably give rise to cognitive, emotional, and behavioral consequences that are often unforeseeable. Building on the Theory of the Learnable developed by Luca Magni, Giorgio Marchetti e Ahlam Alharbi, the paper introduces the concept of the umbra cone, which refers to forms of cognitive, perceptual, and emotional blindness generated by language use: while words enable us to focus on certain aspects of reality, they simultaneously inhibit access to others. The paper argues that this effect becomes stronger as linguistic constructions increasingly guide and constrain attentional activity, as in the case of metaphors, slogans, and lexicalized expressions. Through illustrative examples (including the “Vertical Forest” and the metaphor of Covid-19 as a plague), as well as a discussion of Aldous Huxley’s reflections on language as a tool for concealing and distorting reality, the study highlights the manipulative potential of linguistic choices. Furthermore, the role of grammatical classes—particularly nouns—is analyzed in shaping identity, stability, and stereotypes, in light of the concept of affordances and experimental evidence. The paper concludes that every linguistic choice not only directs thought toward certain contents but also inhibits alternative directions, thereby contributing to the formation of “semantic prisons” with significant epistemic and moral implications.