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Hotel House: Sguardi Centrifughi Questa composizione fotografica offre un'indagine visiva e stratificata all'interno dell'Hotel House di Porto Recanati, trasformando l'imponente "ecomostro" in un archivio di prospettive. Strutturata come una rigorosa griglia tipologica, l'opera documenta un'ascensione architettonica ed emotiva che si snoda attraverso i livelli dell'edificio, dal 4° fino al 16° piano. Il cuore concettuale dell'opera risiede nella forza degli sguardi centrifughi. La sequenza panoramica di ogni piano forza l'occhio a fuggire dall'asse di queste stanze spoglie per proiettarsi verso i margini e, inevitabilmente, verso l'esterno. Le finestre diventano cornici attraverso cui la visione a 360 gradi, cerca espressione nel contrasto tra la costrizione e i limiti del cemento e la vastità del paesaggio marchigiano circostante, diviso tra visuali agricole e l'apertura infinita sul mare. Nella stratificazione, l'orizzonte muta. L'ascensione verticale modifica la percezione dello spazio: ai piani bassi la terra e la natura sembrano quasi premere contro i vetri, mentre ai piani alti la prospettiva si astrae, il cielo diventa dominante e l'isolamento si fa più rarefatto e silenzioso. Tuttavia, il paesaggio non annulla il vissuto interno, ma lo amplifica. Ai margini destro e sinistro di ogni sequenza, i dettagli ravvicinati di numeri scritti a mano fungono da coordinate umane, restituendo un'identità specifica a spazi apparentemente standardizzati. All'interno delle inquadrature, la particolarità della vita trascorsa emerge dai frammenti: un vetro infranto, una bicicletta parcheggiata, oggetti solitari rivolti verso il vuoto. L'opera cattura così la dicotomia perfetta dell'Hotel House: la tensione continua tra il degrado e la memoria dell'abitare da un lato, e l'inesauribile desiderio di evasione visiva dall'altro.