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Il progetto PantaRei VII introduce un paradigma innovativo di Archeologia Computazionale, trattando il linguaggio non come un insieme di simboli arbitrari, ma come un segnale fisico dotato di una specifica firma spettrale. Attraverso l'impiego di un Autoencoder neurale con funzione di attivazione Sigmoide, il sistema analizza le relazioni fonetiche all'interno di uno spazio latente a bassa dimensionalità, isolando le frequenze pure delle radici indoeuropee dal "rumore" storico. L'applicazione del modello a un dataset eptagonale ampliato (40 vocaboli per 7 lingue) ha rivelato una Distanza Euclidea tra il Minoico e il Miceneo di 1.7639, suggerendo una sovrapposizione d'anima fonetica e strutturale finora solo ipotizzata. Il caso studio del Disco di Festo è stato affrontato come un sistema risonante, dove ogni glifo è stato mappato verso sei Totem globali (Energie). I risultati della "Run Finale" indicano che il Disco possiede un'ossatura grammaticale micenea, un'anima sociale (legata alla figura della Sacerdotessa KUNA) di derivazione anatolica e un apparato rituale con echi etruschi. Il lavoro conclude che il manufatto non è un reperto muto, ma un dispositivo dinamico che codifica un rito di consacrazione vivente attraverso la fisica del segnale.