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A partire dal celebre romanzo di Milan Kundera (1984), la lectio indaga la leggerezza ed il peso come strutture psicologiche fondamentali del sé. L'assenza di conseguenze permanenti, la leggerezza nietzschiana di una vita senza eterno ritorno, non produce libertà ma paralisi: il paradosso della scelta illimitata come generatore sistematico di infelicità, secondo la formalizzazione empirica di Barry Schwartz. Attraverso i quattro personaggi principali, vengono analizzati altrettanti stili di relazione con il peso dell'esistenza: Tomas come soggetto con attaccamento evitante, Tereza come sé che richiede l'altro per sentirsi reale, Sabina come identità sottrattiva costruita sul tradimento sistematico, Franz come sé fragile che delega alla storia collettiva il senso che non riesce a produrre internamente. Il kitsch viene riletto come meccanismo difensivo immaturo, negazione organizzata della complessità, e lo sfumato kunderiano come rifiuto clinico della definizione. Il contributo conclude che non tutto il peso va tolto: esiste una gravità necessaria al sé, senza cui non si è nessuno.